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Proposte per una più efficace istruzione degli adulti

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Dei tanti segmenti che compongono l’universo dell’educazione degli adulti guardiamo più da vicino l’offerta organizzata e gestita dal sistema scolastico e proviamo a vedere se e come sarebbe possibile ed opportuno riorganizzarla. Stiamo parlando dei Centri Territoriali Permanenti e dei corsi serali della Secondaria Superiore che:

  • hanno una capillare presenza territoriale (tutti i territori del paese),
  • coinvolgono un numero rilevante di persone (oltre 300mila).
  • perseguono soprattutto obiettivi finalizzati alle competenze di base (corsi di lingua e cultura italiana per i migranti, istruzione  primaria, secondaria inferiore e obbligo di istruzione),
  • affrontano la questione dell’istruzione superiore.

In base a queste condizioni un sistema efficiente ed efficace di Istruzione degli adulti potrebbe rappresentare lo strumento principe (anche se non unico) per coinvolgere le persone a bassa scolarità ed a scarsa qualificazione e per combattere il rischio alfabetico. Questo oggi avviene in misura molto limitata[1]. Vediamo perché.

La riorganizzazione prevista dalla normativa vigente

Il comma 632 della Legge n. 296 (27 dicembre 2006 ) e il relativo Decreto applicativo (25 ottobre 2007) hanno come oggetto specifico la “riorganizzazione dei Centri Territoriali per l’Istruzione e la Formazione in età adulta e dei Corsi serali della Secondaria Superiore”, ovvero dell’intero settore dell’educazione degli adulti gestito dal sistema scolastico. La finalità che ispira questi provvedimenti, secondo quanto in essi dichiarato, è: “far conseguire più elevati livelli di istruzione alla popolazione adulta, anche immigrata..… in relazione agli obiettivi fissati dall’Unione Europea”.

La riorganizzazione prevista nei dispositivi di legge sopra richiamati è così definita:

  • I Centri territoriali permanenti per l'educazione degli adulti e i corsi serali, funzionanti presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, sono riorganizzati su base provinciale e articolati in reti territoriali e ridenominati "Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti".
  • Ad essi è attribuita autonomia amministrativa, organizzativa e didattica, con il riconoscimento di un proprio organico distinto da quello degli ordinari percorsi scolastici, da determinarsi in sede di contrattazione collettiva nazionale, nei limiti del numero delle autonomie scolastiche istituite in ciascuna regione e delle attuali disponibilità complessive di organico”.

In sostanza è prevista la costruzione di uno specifico sub sistema, dedicato all’istruzione degli adulti, all’interno del più generale sistema pubblico di istruzione. Un buon punto di partenza per un efficace intervento.

L’Accordo stato-regioni del 2 marzo 2000

In verità, la riorganizzazione delle strutture preposte all’istruzione degli adulti erano già previste dall’Accordo Stato/Regioni del 2 marzo 2000, all’interno di un disegno più complessivo che puntava alla creazione di un “sistema integrato” di educazione e formazione permanente, accogliendo sia le sollecitazioni provenienti dall’Unione Europea sia le indicazioni contenute nel Patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione del 1998.

L’accordo prevedeva l’impegno del Governo e delle Regioni per assicurare un’offerta

  • che potrà trovare un punto di riferimento nei Centri territoriali per l'educazione degli adulti, opportunamente integrati dall'apporto delle strutture della formazione professionale e dell'Università…. organizzata in modo da sostenere l'inserimento lavorativo delle fasce deboli del mercato del lavoro”.

In particolare, la riorganizzazione dei Centri Territoriali per l’Eda, prevedeva che ad essi fosse assicurata l’autonomia didattica, organizzativa e finanziaria e che il modello di struttura organizzativa cui fare riferimento fosse

  • “quello di un centro di servizio che concorra all’attuazione dell’offerta formativa integrata, da realizzare in particolare attraverso accordi di rete tra scuole di diverso ordine e grado e altri soggetti formativi pubblici e privati”;

Una successiva Direttiva ministeriale, del giugno 2001, indicava per i CTP riorganizzati la realizzazione di un’ampia tipologia di interventi:

a)     corsi per adulti finalizzati all’alfabetizzazione culturale (istruzione elementare);

b) corsi di scuola media per adulti (150 ore);

c) corsi per gli adulti d’istruzione secondaria di II° grado;

d) percorsi di alfabetizzazione funzionale degli adulti.

L’ Alfabetizzazione Funzionale

Questa tipologia di offerta era  considerata di particolare rilevanza.

  • Recenti dati sulla scolarizzazione della forza lavoro mostrano una forte necessità di arricchire e rafforzare l’area delle competenze di base … L’avvio di un processo di riscolarizzazione in età adulta deve considerare come prioritario il problema dei nuovi bisogni di alfabetizzazione, collegati alla necessità di nuovi saperi e nuovi linguaggi e dei modelli pedagogici per far fronte a tali esigenze. Il sistema scolastico deve garantire anche per l’età adulta la possibilità di acquisire i saperi minimi necessari per collocarsi adeguatamente nella vita sociale e produttiva”
  • “Si pongono cioè problemi nuovi di ri o neo-alfabetizzazione per larga parte della popolazione adulta, e non solo in relazione alle competenze professionali possedute: la formazione continua dei lavoratori esige oggi l’acquisizione di competenze socio-relazionali, comunicative e più ampiamente culturali che appaiono importanti quanto se non più delle stesse competenze di tipo tecnico-professionale.
  • Occorre perciò predisporre iniziative organiche di alfabetizzazione funzionale rivolte agli adulti, occupati e non, tenendo conto del fatto che in Italia i loro livelli medi di istruzione sono più bassi di quelli che si registrano in altri Paesi dell’area OCSE”.

Quanto l’Accordo del 2000 sosteneva a proposito della alfabetizzazione funzionale resta, a nostro avviso, pienamente valido anche oggi.

Lo stato dell’arte

La riorganizzazione prospettata dalla legge 296/06 e dal decreto attuativo 25/10/07 non è esattamente quella prospettata dall’Accordo del 2000. Tuttavia, importanti elementi di continuità esistono:

  1. Riconoscimento di una specificità del settore: superamento della dipendenza della Istruzione degli adulti dalle strutture deputate all’educazione dei giovani.
  2. Ridefinizione dell’alfabetizzazione funzionale: una tipologia di offerta che tra il 2001 ed oggi ha ottenuto un grande successo di partecipazione. Tuttavia la prevalenza in questi corsi di adulti in possesso di livelli di istruzione medio/alti ha suggerito di riorganizzarli e di destinarli ad un pubblico meno secolarizzato finalizzandoli alla acquisizione di saperi e competenze “riferiti all’adempimento dell’obbligo di istruzione” .

Sono trascorsi 5 anni dalla promulgazione della Legge 296 e 4 anni dalla emanazione del relativo Decreto. Durante tutto questo tempo il MIUR ha lavorato alla predisposizione di un Regolamento recante norme per la ridefinizione dell’assetto organizzativo e didattico dei CPIA, senza però giungere ad una conclusione.

In pratica è stata avviata una riscrittura del Decreto applicativo dell’ottobre 2007 (senza formalmente abolirlo), in una ottica di sostanziale ridimensionamento finalizzata unicamente a contenere la spesa. Il contrario dell’Accordo del 2 marzo 2000, ma lontano anche dalle finalità previste dalla Legge 296/2006[2]. A supporto di questo giudizio, basti considerare alcune delle norme contenute nello schema di Regolamento:

  • L’istituzione dei Centri è possibile solo in presenza di una corrispondente riduzione di autonomie scolastiche.
  • L’offerta formativa è finalizzata al conseguimento di titoli di studio (o di certificazioni riferite a tale scopo). Quindi sono aboliti tutti gli interventi di alfabetizzazione funzionale.
  • L’assetto didattico e organizzativo dei percorsi, a tutti i livelli, è predefinito e, in particolare per i percorsi di secondo livello, del tutto simile a quello in vigore negli “ordinari percorsi scolastici” destinati ai ragazzi.
  • L’accesso ai Centri è limitato agli adulti che siano in età lavorativa e che non posseggano titoli di studio.

Ma al di là di queste modifiche fortemente peggiorative, resta il fatto che al momento non esiste un testo definitivo e l’avvio del sistema dei CPIA ogni anno è annunciato e ogni anno puntualmente rinviato.  La Legge 296 (comma 632) del 2006 resta senza attuazione.

Il sostanziale immobilismo della politica del precedente governo ha prodotto un deterioramento delle strutture esistenti. Queste hanno intanto subito un taglio di spesa (piccolo, in termini assoluti, ma in realtà consistente, perché operato in un settore in cui l’intervento pubblico era già di modeste proporzioni). Ma è l’attesa di una riorganizzazione sempre annunciata ma mai realizzata a generare sfiducia, disinteresse, venir meno di idee e progetti.  Si è così consumato un danno grave ad un segmento decisivo della educazione degli adulti, che vive  dell’impegno e dell’entusiasmo di coloro che vi operano.

 


 

[1] Il Rapporto CENSIS 2011 dedica nel capitolo Processi Formativi  uno specifico ed allarmato paragrafo:“quale futuro per l’educazione degli adulti?”

[2] il Decreto 25/10/2007 dedicava attenzione al problema del contenimento della spesa, indicando la necessità che l’operazione non dovesse comportare oneri aggiuntivi. Ma non poneva questo obiettivo come l’unico da perseguire.

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Novembre 2012 14:16